Una giornata
da castellano

Nessun luogo come Serralunga d’Alba può generare il brivido di potere che doveva scorrere nelle vene di un castellano del XIV secolo. Il maniero, che domina uno dei più famosi borghi delle colline del Barolo, fu costruito a metà del Trecento dai Marchesi Falletti, i più potenti signori della Bassa Langa, di probabile origine provenzale. Avvicinatevi con ossequio alle sue forme slanciate e maestose: sotto i merli del Castello intere generazioni di servi della gleba prestarono i propri servizi, falciando il grano e vendemmiando le preziose uve di nebbiolo, il cui vino inondava i banchetti.

Salite fino in cima al castello da cui si gode della più bella vista delle Langhe. Il maniero di Serralunga è particolare: è l’unico esempio su territorio italiano di donjon alla francese, ovvero fortificazione dotata di un torrione principale, utilizzato come punto di osservazione e ultima difesa dagli assalitori.

Percorrete le stanze austere e magniloquenti, un tempo coperte d’arazzi e immaginate che qui veniva amministrata la giustizia, con pugno feroce e spesso iniquo verso i più deboli. Gloriatevi degli affreschi del Salone dei Valvassori, immaginando che tutti i muri dovevano traboccare di dipinti per istruire e svelare l’importanza della vostra casata, al volgo quanto alle famiglie dei vassalli, che qui prestavano giuramento.

Scendete infine nelle strade di Serralunga d’Alba, paese cresciuto all’ombra del castello. Le case seguono ancora la costruzione concentrica delle mura perché costruite addosso al ricetto, dal quale sono state inglobate: segno di protezione dall’ambiente esterno, e sudditanza al signore del luogo, a cui tutti dovevano tributare i loro onori.

I Marchesi Falletti

I Marchesi Falletti, signori di Serralunga, furono una delle più longeve dinastie delle Langhe. Di probabili origini provenzali, stabilitisi nell’Albese, furono ricchissimi e influenti banchieri, tanto che a loro, nel 1250, il Comune di Alba cedette il castello di Barolo. Da allora, il potere dei Falletti si espanse alle zone limitrofe grazie ad una prosperità economica che, nel XIV secolo, li porterà a controllare una cinquantina tra feudi e castelli piemontesi. Ultima discendente dei Falletti fu Juliette Colbert, la Marchesa che “inventò il Barolo”. Fu per merito suo e del Conte Camillo Benso di Cavour che l’enologo Oudar giunse nelle Langhe per elevarne la qualità: fino ad allora, il Barolo era un vino grezzo, dolce e leggermente frizzante. Oudar, a partire dagli ottimi nebbioli qui coltivati, ottenne un vino rosso fermo e secco che, a lungo affinato in botti di legno, si preparò a conquistare le tavole di tutto il mondo.

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