Come in un
racconto di Fenoglio

Quando a scuola ci avvicinavamo a parole come “atavismo” e “ancestrale” il cuore e la mente ci volavano immediatamente e invariabilmente ai cimiteri sulle Langhe.

Beppe Fenoglio, Ma il mio amore è Paco

L’alta valle del fiume Belbo fu uno dei luoghi più amati da Beppe Fenoglio, che qui trascorse parte della sua infanzia. Tra Cravanzana e San Benedetto Belbo, passando per Feisoglio, Niella Belbo, Mombarcaro e Bossolasco, Fenoglio fissò in maniera indelebile la sua vocazione e il suo immaginario di scrittore, ritraendo con ineguagliabile stile la più autentica - e la più dura – vita di Langa, l’incanto per il paesaggio e le segrete connessioni che questo intratteneva con le sue genti.

Procuratevi una copia di Tutti i racconti di Beppe Fenoglio (Einaudi) e cercate la sezione Racconti del parentado e del Paese, tra cui spiccano Un giorno di Fuoco, La sposa bambina, Ma il mio amore è Paco, Pioggia e la sposa, La novella dell’apprendista esattore, Il signor podestà, L’affare dell’anima, L’addio e Il Gorgo. Non abbiate paura di aprirne una pagina a caso mentre visitate questi luoghi. In ogni riga di Fenoglio ritroverete l’orizzonte umano e paesaggistico della Valle Belbo: i borghi sospesi tra «erba e cielo», le cascine in pietra «basse e storte, come se si fossero ricevute sul tetto una tremenda manata», i cimiteri ventosi, i boschi lividi e pericolosamente attraenti, le osterie piene di fumo e umanità, i postriboli dove si giocava d’azzardo e si perdevano fortune.

È questa la Langa profonda di Paco, su cui spicca, ancora oggi, il brivido onnipresente del fiume Belbo, incassato in una profonda valle e nascosto alla vista da una macchia di impenetrabile vegetazione. Il Belbo è feticcio e simbolo di tutta la fatica del vivere in Alta Langa, benedizione per i campi e le greggi, ma tentazione fatale, con i suoi gorghi e le sue acque profonde, per chi – come dice il protagonista de La novella dell’apprendista esattore – ne ha abbastanza: «Se tu ne avessi abbastanza quanto me, diresti e faresti anche tu così».

San Benedetto Belbo, Niella Belbo, Mombarcaro, Cerretto Langhe, Bossolasco.

La Censa di Placido

Fra tutti i luoghi fenogliani, imperdibile è una visita alla Censa di Placido, a San Benedetto Belbo, edificio in pietra di Langa con il tipico tetto in lose, i solai in legno e i muri intonacati su cui sono ancora visibili le antiche insegne. La Censa era il grande negozio di paese dove si vendevano i generi di monopolio: sali, tabacchi e valori bollati. Un classico emporio adibito anche a bar e osteria, con il forno per il pane sul retro. Lungamente frequentata da Beppe Fenoglio, la Censa è scenario e sfondo di diversi episodi narrati nelle sue opere. Oltre che nel romanzo La malora, è presente nei racconti Un giorno di fuoco, Superino, La novella dell’apprendista esattore e Il paese, dove lo scrittore racconta le partite di pallone elastico che si giocavano nel cortile dell’osteria. La Censa è stata recentemente restaurata dalla Cassa di Risparmio di Cuneo dopo gli interventi di messa in sicurezza della Fondazione Bottari Lattes.

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